lunedì 1 dicembre 2014

Scivolando a destra. Roma-Inter 4-2


Se la tua linea di centrocampo è composta da M'Vila, Medel, Kuzmanovic e Guarin, non penso possa avanzare alcuna pretesa affrontando la Roma, nettamente superiore per qualità tecnica e atletica. Anche se credo che un po' tutti pensassero a una scoppola ben più sonora: invece l'Inter, con tutti i suoi limiti di cui avremo modo di parlare, è rimasta in partita per più di un'ora, anche se di fatto è stata la punizione di Pjanic a metterci KO. Vi confesso che dopo il pareggio di Osvaldo ho pensato per un attimo: "Sta a vedere che la vinciamo!". Ma dopo un attimo, appunto, questa sensazione è svanita. Il tempo di regalare il terzo goal ai giallorossi per rendere nulli i due segnati (ad dir poco miracolosi, se pensiamo che loro non avevano mai subito una rete in casa).
Ovviamente non era questa la partita su cui basare la nostra risalita, ma averla persa ci porta in una posizione di classifica devastante: undicesimi, appena agganciati dal Palermo e superati dal Sassuolo. Abbiamo esattamente la metà dei punti della Juve che ieri, tra rigore e un culo infinito, ha piegato il povero Torino (solidarietà ai granata). E' vero, è un campionato in cui ci sono tante squadre in pochi punti, basterebbe vincere due o tre volte di fila per ritrovarsi in zona Europa. Ma è anche vero che per farlo l'Inter dovrà tirare fuori una qualità che si è vista ancora poco: se l'esordio di Mancini era segnato da due gare difficilissime come il Derby e quella di ieri, da qui a Natale (e potremmo inglobarci anche Gennaio) il calendario non è clemente con noi. Le uniche sfide con squadre che si possono ritenere scarse sono con Chievo e Empoli, mentre dobbiamo ancora affrontare Udinese, Lazio, Genoa e Juventus. Questo perché quando sedeva ancora Mazzari sulla nostra panchina, abbiamo buttato via punti contro squadre di livello bassissimo, e ora ci ritroviamo nella parte destra della classifica, sensazione che di solito provi solo alla prima giornata, se non vinci.


Tornando al posticipo di ieri sera, mi sembrano lampanti alcune considerazioni. La prima è che il lavoro di Mancini si vede eccome: linea difensiva alta, un gioco più verticale e meno vincolato agli esterni, la voglia di provare a fare un minimo di gioco anche contro la seconda in classifica . Il problema, al momento, è negli interpreti. Come ho già scritto nell'incipit del pezzo, il nostro centrocampo è troppo scarso per competere in Serie A. Dei quattro giocatori elencati, se ne può tollerare uno, massimo due, altrimenti il livello qualitativo e dinamico scende in picchiata. Per indole, i centrocampisti che prediligo sono il Kuz, verso il quale la squadra sembra ormai avere una sorta di dipendenza, e Medel. Sono due giocatori "onesti". Conosci le loro (poche) qualità e raramente li vedi tentare giocate che vanno oltre i loro mezzi. Gli altri due, se fossi io l'allenatore, non vedrebbero mai il campo. Su Guarin ho speso forse fin troppe parole nei mesi scorsi. E' semplicemente un giocatore scarso, che non sa fare niente. Anzi, come nel caso della gara con il Dnipro, le sue giocate spesso sono deleterie. Probabilmente Mancini si sta già rendendo conto che resuscitarlo è un'impresa impossibile, mi auguro che lo capisca in fretta, perché è come giocare con un uomo in meno. Di M'Vila cosa dire? Oltre che è macchinoso e lento come un pachiderma, mi viene da pensare che sia stato messo in campo per occupare uno spazio, giacché il suo apporto è stato quasi nullo. 
M se Atene piange Sparta non ride: anche negli altri reparti ci sono problemi evidenti, anche se più facili da risolvere. Partiamo dalla difesa: è composta da giocatori che ne fanno una giusta e due (minimo) sbagliate. Ranocchia, Juan Jesus e Dodò alternano buoni interventi e errori madornali che ti fanno mettere le mani nei capelli. Tremende ieri le ingenuità di JJ, che si è fatto ripetutamente fregare sulla linea di fondo. Ma questo reparto ha, indubbiamente, l'alibi del cambio di modulo, che in realtà sembra essere stato assorbito bene, almeno dalla difesa.


L'attacco è invece il reparto dove c'è meno da fare, anche perché con tre giocatori più Bonazzoli non è che puoi inventarti molto. La prestazione di Osvaldo ha fatto capire che possiamo contare su tre punte di valore, con caratteristiche diverse. Se Palacio recurerà quella brillantezza che quest'anno non ha mai avuto, torneremo a vedere qualcosa di buono anche davanti. Mi ha fatto piacere, infine, che quando sono entrati Kovacic e Icardi, anche se il loro contributo è stato quasi nullo, abbiano almeno giocato nei loro ruoli.
Infatti, sono d'accordo con Mancini quando dice che un giocatore come Kovacic deve giocare vicino alla porta, ma un centrocampo così povero tecnicamente non può prescindere da Mateo, visto che Hernanes non sarà mai in forma, da quello che abbiamo capito. Se metti tutti i giocatori con più qualità in attacco, devi avere in mezzo qualcuno in grado di servirli, e quel qualcuno non c'è.
Ora c'è una settimana intera per preparare la gara contro l'Udinese. Inutile dire che serve assolutamente vincere. In questi giorni mi sforzerò di non guardare mai la classifica.  

lunedì 24 novembre 2014

Il buon inizio di una lunga strada. Milan-Inter 1-1


Era importante uscire dal Derby imbattuti, per il morale della squadra, ovviamente, ma soprattutto in ottica europea. Il terzo posto rimane a cinque punti visto che nessuna delle dirette avversarie ha vinto (solo la Fiorentina, che però rimane dietro). Dunque dobbiamo cercare di guardare avanti con ottimismo, anche se la prossima settimana affronteremo in esterno la Roma, che vanta giocatori di qualità superiore che possiamo sperare rimangano congelati in Russia.
La prima di Mancini ha dato, seppur in una partita diversa dalle altre, non poche indicazioni, innanzi tutto tattiche, sul lavoro cominciato dal mister in questi primi giorni. L'approccio alla gara non mi è dispiaciuto affatto, con il Milan rintanato nella sua "trequarti" e l'Inter che recuperava palla con grande facilità. I primi venti minuti sono stati l'esempio che si può giocare con la difesa a 4, e se penso che il nostro centrocampo era formato dal redivivo Guarin, intermittente come al solito e colpevole delle solite leggerezze, da Kuzmanovic, panchinaro fino all'altro ieri, e Obi, impiegato da Mazzarri come laterale destro (ricorderei a questo punto che è mancino, ma dopo il bel goal penso lo sappiano tutti), non posso che essere soddisfatto.


E proprio questo inizio di Derby doveva essere capitalizzato, a cominciare dal primo minuto in cui Mexes ha vistosamente trattenuto Icardi al limite dell'area (non so davvero come Guida possa non averlo visto). Maurito ha avuto poi un occasione d'oro regalata da quello scarpone di Muntari (uno dei giocatori rimpianti della nostra storia), che per un pelo non ci porta avanti nei primi dieci minuti. E invece, al primo tiro in porta del Milan, ma forse anche alla prima azione d'attacco, subiamo il goal. E lì un po' di sbandamento  c'è stato. Prima di tutto proprio sulla rete di Menez, dove non si capiva chi marcava chi, con Juan Jesus che si è ritrovato a destra e Nagatomo e Dodò in mezzo all'area. Ma anche in seguito, la squadra ci ha messo un po' a reagire e siamo tornati a vedere gli errori vistosi di sempre. Passaggi sbagliati, incomprensioni, palloni buttati via.


Nell'intervallo non riuscivo a credere alle mie orecchie mentre Vialli e Lady Buffon pontificavano sull'umiltà del Milan (altresì detta catenaccio) e sull'Inter che a loro detta non aveva fatto nulla. Senza contare il fatto che i rossoneri, che hanno menato come delle bestie, dovevano rimanere in 9. Mexes, che doveva essere ammonito per la trattenuta su Icardi, è stato poi ammonito, ma soprattutto Muntari andava spedito negli spogliatoi per la gomitata sul povero Dodò, che ha presso un sacco di botte.

La prima parte del secondo tempo è stato un altro monologo interista, con un goal sfiorato su mischia furibonda, e il meritato pareggio di Joel Obi, che si fa perdonare l'errore madornale nell'azione dello svantaggio. Infine c'è spazio per una traversa per uno, con El Shaarawy che ci grazia e Maurito che manca quello che sarebbe stato un gran goal. Alla fine mi sembra che l'Inter si sia accontentata del punto, un buon punto, come detto prima.


Dicevamo dei cambiamenti. La scelta di far giocare Palacio e Kovacic in quella posizione non mi ha convinto del tutto: mi sta bene come soluzione occasionale dato che il Milan attaccava molto sulle fasce. Ma pensarla come disposizione definitiva mi sembra uno spreco: è vero che entrambi (più Rodrigo) sono stati utili in fase di copertura, ma Palacio non è quasi mai entrato in area e Kovacic non è mai stato nel vivo della manovra, cosa abbastanza indispensabile sia per la squadra che per lui. Penso che tornando indietro, Mancini non farebbe entrare Hernanes, che avuto sul piede una potenziale occasione, preferendo un passaggio velleitario a un tiro dalla distanza.
Tirando le somme, credo che possiamo ritenerci soddisfatti di questa Inter che, seppur con molti errori, dettati da una condizione psicofisica ancora fragile, ha dimostrato che la scossa c'è stata provando a giocare a calcio, purtroppo non sempre riuscendoci.
La prossima partita col Dnipro è di importanza fondamentale per tornare a vincere e affrontare la Roma con più tranquillità. Chissà se proprio il fatto di partire battuti non possa essere un'arma a nostro vantaggio contro i capitolini...

domenica 16 novembre 2014

Ne avevamo bisogno, tutti.


Nell'ultimo post, scritto all'indomani di Inter-Verona, auspicavo l'esonero di Mazzarri e "sognavo" l'ingaggio di Mancini. L'incontro tra Thohir e Moratti di quello stesso giorno sembrava essersi risolto con un nulla di fatto: al tecnico toscano era stata per l'ennesima volta rinnovata la fiducia, anche se questa non poteva prescindere dai risultati. Invece, venerdì mattina Gianluca Di Marzio annuncia su Sky Sport 24 il clamoroso cambio sulla panchina dell'Inter. Ieri la presentazione in grande stile e il primo allenamento sotto il diluvio, oggi la prima partitella in famiglia. E tra sette giorni il Derby.


L'entusiasmo con cui è stata accolta la notizia fa capire quanto ne avessimo bisogno, tutti quanti, dalla società ai tifosi. Non so se la gioia fosse più per l'esonero del mai sopportato Mazzarri, o per il ritorno del Mancio. Onestamente, il solo allontanamento dell'allenatore di San Vincenzo mi avrebbe sollevato non poco, ma nessun altro sostituto avrebbe portato l'euforia di Mancini, per una serie di motivi talmente ovvi, che non vale nemmeno la pena di scriverli.


Proprio l'atmosfera di Inter-Verona mi aveva fatto capire che la situazione era ormai insostenibile, forse lo stesso Thohir, presente in tribuna, ha colto le stesse sensazioni. Uno stadio deserto, con nemmeno dieci mila spettatori paganti, con quel silenzio che ti aspetti ovunque tranne che a una partita di calcio. I giocatori annunciati con tono trionfalistico e musica epica in sotto fondo dallo speaker, quest'ultimo costretto a sussurrare appena il nome dell'allenatore per impedire che venga fischiato. Una presentazione stridente e quasi irridente, vista la situazione. Per non parlare dell'ormai ex tecnico, che si arrampica sugli specchi con le ultime scuse rimastegli (quella della pioggia rimarrà negli annali), e deve subire per novanta minuti il laser puntatogli addosso da un suo stesso tifoso.


E faccio notare che non si è ancora parlato della questione tecnica. Una squadra annegata nella mediocrità della sua rosa e del suo allenatore, incapace ormai di valorizzare le poche qualità a sua disposizione. Tutto ciò aveva portato a sentimenti che da tifoso non avevo mai provato: rassegnazione e disinteresse. Fino a poco tempo fa, perdere una partita (o addirittura non vincerla) voleva dire dormire male la notte seguente. Ora la sconfitta ti scivola addosso, come se ci avessi fatto il callo. La voglia di vedere le partite è stata messa a dura prova: spesso, se trovavo di meglio da fare, non la guardavo neanche. E non sono troppo lontani i tempi in cui mi presentavo a Comunioni, Cresime o simili con radiolina prima, tablet poi.
Per fortuna il presidente si è reso conto che investire adesso su Mancini, che porterà a San Siro più persone e farà vendere più magliette, potrebbe essere più conveniente che buttare via un altro anno. Tenteremo di raggiungere il terzo posto, obiettivo non impossibile, ma estremamente difficile. L'entusiasmo da solo non potrà bastare. Ecco che allora mi aspetto, e questo lo hanno fatto notare in tanti, che Thohir smuova la situazione: sono convinto che Mancini non chiederà dieci giocatori, ma un paio. Il solo ingaggio del Mancio fa capire che forse non siamo così al verde come dicono i numeri. Forse la dirigenza ha aspettato l'incontro con la UEFA per non presentarsi con un allenatore appena licenziato.
Lascio per ultima la notizia più bella. Probabilmente Inter-Verona del 9 novembre 2014 è stata l'ultima partita in cui l'Inter è scesa in campo con il 3-5-2. 

lunedì 10 novembre 2014

Tempo perso. Inter-Verona 2-2


L'Inter di Mazzarri non ha futuro, e la partita di ieri sera con il Verona ne è stata l'ennesima riprova, non tanto per il risultato, quanto per il solito modo in cui si sviluppano le partite, un copione già scritto di cui tutti conosciamo la fine. Non sono riuscito a scrivere dopo Parma, ma probabilmente avrei detto le stesse cose degli altri, e non ho visto la gara di Europa League, di cui ho sentito pareri diversi. Magari qualcuno la penserà diversamente riguardo alla gara di ieri sera, pensando che alla fine l'Hellas ha pareggiato all'89esimo, e che quindi per un soffio non abbiamo portato a casa i tre punti.
Io ho visto un'altra partita. Una squadra quasi incapace di reagire alle difficoltà che, purtroppo, possono capitare durante una partita di calcio. Si vedono gare in cui, quando un giocatore viene espulso, gli equilibri quasi non cambiano, o lo fanno verso la fine. Quando noi restiamo in dieci, è finita. Ieri, con il rosso a Medel, abbiamo praticamente smesso di giocare, non riuscendo più a tirare in porta, ma neanche a tenere palla (di solito il possesso palla sterile è un nostro must) o quantomeno difendere in maniera ordinata. Invece il Verona entrava da tutte le parti e il pareggio finale era quasi inevitabile. Aggiungo che se Handanovic non avesse parato il rigore, l'avremmo persa, perché davvero non avevamo più. L'unica nota positiva è stata la reazione al goal di Toni, arrivato dopo dieci minuti orribili, e dal primo quarto d'ora della ripresa. Troppo poco per impedire che il pubblico ti fischi.


Per il livello basso del nostro campionato, in cui la Lazio perde a Empoli e l'Udinese non passa a Palermo, l'Inter rimane in zona Europa. Ed è proprio per questo che dico che stiamo perdendo tempo. Questo sarebbe il momento giusto per esonerare Mazzarri, che credo non possa dare più nulla alla squadra sotto tutti i punti di vista. Continua a vedere grandi partite, "ragazzi che vogliono spaccare il mondo", inutili predomini territoriali. E non puoi continuare a chiedere pazienza se stai scaldando la panchina dell'Inter da un anno e mezzo senza aver dato a questa squadra un'anima, un'identità. Anche ieri, non si è vista la giusta grinta, la voglia di portare a casa il risultato in una situazione difficile. Solo una cosa è condivisibile: paghiamo tutto. Ed è l'unico alibi che gli concedo, perché tutto quello che può andare storto, va storto. Con un cambio in panchina, restituendo un minimo di entusiasmo a una piazza che non ne può più, forse si potrebbe recuperare una stagione che altrimenti andrebbe buttata. Oltretutto, con la sosta, il nuovo tecnico avrebbe due settimane per lavorare senza dover disputare partite. 


La mia soluzione ideale sarebbe Mancini, con alcune precisazioni da fare. La vedrei come una cosa molto "amichevole": niente contratti faraonici e a tempo indeterminato (a proposito, chi ha consigliato a Thohir di rinnovare il contratto a Mazzarri andrebbe licenziato), da ora alla fine della stagione, e quel che viene viene. Tanto sarà sempre meglio del futuro già segnato di adesso. Io penso che il Mancio potrebbe anche accettare. In ogni caso, comunque finisca la stagione, credo che il tecnico del prossimo anno sarà Mihajlovic, che si sta guadagnando sul campo la "promozione". Oggi Thohir incontra Moratti, vediamo che succede...

giovedì 30 ottobre 2014

Una serata "particolare". Inter-Sampdoria 1-0


Un calcio di rigore assegnato all'ultimo minuto, che trasformato porta alla seconda vittoria di fila, il terzo posto ad un solo punto (Lazio permettendo), il tonfo clamoroso quanto appagante della Juve a Genova, il pareggio esterno di Milan e Napoli. Serate così non ricapiteranno facilmente, dunque cerchiamo di goderci questo fortunato "allineamento dei pianeti".
La gara di ieri contro la Samp è stata molto equilibrata: basti pensare alla grande risposta di Handanovic su Eder a pochi minuti dalla fine, senza la quale ora avremmo definitivamente esaurito la pazienza nei confronti di Mazzarri. 


L'Inter ha disputato una buona prova, sulla falsa di riga di quella con il Napoli, niente di eccezionale, ma sempre meglio delle uscite viste di recente. Ma di partita in partita si fa sempre più evidente quanto la nostra squadra dipenda da Kovacic, sia dal punto di vista qualitativo (è l'unico che strappa applausi anche se non segna), ma anche e soprattutto dal punto di vista tattico. La manovra se non passa da lui si trasforma immediatamente in un canovaccio trito e ritrito, fatto di passaggi in orizzontale e lanci lunghi sconclusionati. Anche il solito appoggio laterale all'esterno, solitamente nostra specialità, mandava in crisi Obi da un lato e Dodò dall'altro, perché venivano attaccati non appena ricevevano palla. La posizione del croato, quasi da trequartista ieri, ha fatto si che giocasse più vicino alla porta e che, quindi, potesse fornire un paio di assist al bacio, che solo la scarsa forma di Palacio, che mi ricorda pericolosamente l'ultimo Milito, ha impedito venissero trasformati in goal. D'altro canto per Mateo era più difficile venire a prendersi palla dalla difesa: ciò è toccato a Hernanes fino a che ha giocato, poi a Kuzmanovic, il cui ingresso in campo mi ha gettato nello sconforto. Ha avuto l'enorme merito di conquistare il calcio di rigore, e solo per questo dovremmo fargli un monumento, ma fino a quel momento aveva dato prova della sua inutilità in ogni giocata, non essendo bravo in nessun fondamentale. 


Il penalty segnato dall'uomo di ghiaccio Icardi regala la seconda vittoria consecutiva e fornisce una classifica ben diversa da quella di un paio di settimane fa. In questo inizio (che poi inizio non è più) di stagione, con tante squadre in pochi punti, è facile capire che bastano un paio di vittorie per risollevare la china e, per i valori tecnici mostrati, sembra impossibile che l'Inter si trovi in zona Champions. Evidentemente le nostre avversarie non sono più forti di noi, ma il dato più importante da considerare è l'importanza di non perdere. E' un discorso che faceva anche ieri Allegri, anche se quella zona di classifica non ci compete: con tante pretendenti al terzo-quarto posto, diventa vitale non perdere contro avversarie dirette. In questo senso assume un'altra importanza il punticino preso con il Napoli dieci giorni fa. 


Ora il calendario ci porta in trasferta contro la squadra più in crisi del calcio italiano: il Parma, passato da una "scippata" qualificazione all'Europa, a un inizio di campionato orrendo che la vede addirittura fanalino di coda. Avrei preferito che facesse risultato a Torino perché non arrivasse contro di noi con l'acqua alla gola. Evidentemente proveranno a giocare contro di noi la partita della vita, fermo restando che per l'Inter i tre punti sono d'obbligo. Ricordo per l'ennesima volta che un'eventuale vittoria in Emilia segnerebbe il record di tre vittorie di fila in campionato, ancora sconosciute nella gestione Mazzarri.


E' chiaro che per risollevare le sorti di questa squadra servirebbe un altro clima. E' ormai appurato che la più grande parte della tifoseria non sopporti il tecnico, e ciò a prescindere dai risultati. E' un sentimento che nasce già dalla stagione scorsa in modo incondizionato. Ad esempio, ieri dopo il fischio finale del primo tempo sono partiti i fischi, onestamente ingenerosi almeno per la voglia che la squadra aveva fatto vedere. E' chiaro che Mazzarri non la prenda bene, anch'io vorrei vedere la mia squadra supportata dal pubblico. Ma se il tuo stesso pubblico non ha di meglio da fare che puntarti il laser in faccia durante la partita, e lo speaker di San Siro è costretto a un escamotage per evitarti la bordata di fischi, significa che hai sbagliato molto, quasi tutto. E ripeto, ciò non dipende più dai risultati, anche se forse dopo dieci vittorie sarebbero tutti contenti, dalla formazione o da altro: è un astio che nasce dal suo modo di porsi, dalla sua presunzione, dalla sua mentalità. 
Vedremo finché questo periodo abbastanza fortunato proseguirà, bisogna iniziare a segnare su azione, perché due rigori in due partite sono già fin troppo strani...

lunedì 27 ottobre 2014

Nulla oltre ai tre punti. Cesena-Inter 0-1



Perdonando il pareggio in casa in Europa League, dove la classifica rimane per noi molto positiva (e ci mancherebbe altro), considerando tra le varie attenuanti anche i minimi effetti delle dimissioni di Moratti & Co, mi aspettavo una risposta dalla gara a Cesena. E l'ho avuta.

Sono giunto alla conclusione che questa squadra non possa migliorare i risultati della precedente stagione, non solo in termini di punteggio, ma anche e soprattuto di prestazione. Questa squadra non ha niente, non fa mai vedere niente. E la partita contro gli emiliani ne è stata la prova. Fino alla mezz'ora, quando ci è stato giustamente assegnato un calcio di rigore, l'Inter non aveva fatto neanche un tiro in porta. 30 interminabili minuti fatti di passaggi al compagno più vicino, senza mai vedere un nostro giocatore (con la solita eccezione) tentare un dribbling. Snervanti, poi, i continui retropassaggi, nessuno che si prendesse la responsabilità di tentare la giocata. Nonostante ciò, gli errori non mancavano, anzi. Ci ha risolto la partita l'estemporaneo guizzo del singolo, nella fattispecie Hernanes, che con la splendida palla per Palacio ha anche portato la squadra in superiorità numerica.


Nel secondo tempo i fuorigioco arrivavano come se piovesse, causati da una disastrosa gestione dei contropiedi e anche da una carenza di cinismo, che tra tutti mi sembra l'ultimo dei problemi. Abbiamo giocato per un'ora con un uomo in più e la cosa non si è davvero notata. Abbiamo visto i nostri soccombere non appena finiti in 10 con il Cagliari, oggi siamo stati messi alle corde da Cascione e soci, rischiando di perdere l'unica cosa positiva della serata: i tre punti. Anche ieri come in altre occasioni, non possiamo rimproverare a Mazzarri errori di formazione: gli undici in campo sono quelli che avrei schierato io, con la corretta rotazione tra i difensori, l'unico reparto in cui è possibile fare turn over. Il problema di questa rosa è alla radice: non c'è un'idea di gioco, si procede per inerzia in modo casuale e disordinato. L'atteggiamento tattico è in generale sempre troppo prudente, per questo il rigore di Icardi è solo il secondo goal segnato in trasferta dopo quello di Kovacic a Palermo.


Penso concorderete con me se dico che questo 0-1 non ci può bastare. Eppure sono queste le premesse con cui ci apprestiamo a sfidare sul nostro campo la terza in classifica. La Samp, tra l'altro galvanizzata dal pareggio con la Roma, arriverà a Milano affamata, ma soprattutto convinta di batterci. È questo il vero emblema del nostro declassamento: è scomparsa qualsiasi forma di timore reverenziale nei nostri confronti, tutti possono sperare nell'impresa se giocano contro di noi.
Vedendo l'Inter, non riesco proprio a immaginare come questa squadra possa costruire una striscia di vittorie, quindi una classifica. Mi limiterò a guardare la singola partita sperando in sporadiche prestazioni degne di nota, confidando che i nostri tirino fuori il meglio nelle partite che contano di più per il tifoso.
http://rudighedini.wordpress.com

Un ultimo appunto da questo weekend calcistico. Real Madrid-Barcellona, Manchester United-Chelsea. Quanto in basso è finito il calcio italiano...

lunedì 20 ottobre 2014

Il sussulto. Inter-Napoli 2-2.

Invito tutti i lettori a seguire la neonata pagina Facebook al seguente link:
Interista Anonimo
Ricordo anche l'account di twitter, @anoniminter.



Il secondo goal di Callejon mi aveva davvero gettato nello sconforto, arrivato come una severa condanna alla terza sconfitta consecutiva. E invece l'Inter l'ha riacciuffata anche la seconda volta, dopo che già Guarin aveva pareggiato alla prima rete dello spagnolo del Napoli. Ma ciò che importa non è tanto il pareggio, poco più di un brodino per la nostra classifica (che infatti sarebbe meglio non guardare), quanto la reazione non solo dell'ultimo quarto d'ora, ma più in generale di tutti i 90 minuti.


La squadra è scesa in campo con grinta e determinazione, qualità che non vedevamo da mesi, e ha cercato di compensare i limiti che abbiamo sempre evidenziato con la corsa. Questo ha inevitabilmente portato a un calo nel secondo tempo, in cui il Napoli è diventato padrone del campo, ma piuttosto che vedere un gioco mediocre per tutta la gara, preferisco qualcosa di buono per un'oretta. 
Nel primo tempo, mi è piaciuta molto la rapidità con cui si recuperava il possesso palla dopo averla persa, un aspetto non da poco perché ti permette di rimanere costantemente nella metà campo avversaria. In difesa non abbiamo subito quasi nulla, nemmeno le ripartenze che l'anno scorso ci avevano tanto messo in difficoltà. Poi davanti, non mi stancherò mai di ripetermelo, sono poche le squadre che possono vantare Icardi, Palacio, Kovacic e Hernanes, quest'ultimo alla sua miglior prestazione con la nostra maglia  (non solo per il goal). Non mancando la qualità davanti sono arrivate anche le occasioni, purtroppo rimaste tali, sui piedi e sulla testa di Maurito e sul sinistro del Profeta, il cui tiro ha impattato il palo.


Sorprendente la prestazione di Obi, fatta di qualità e quantità, forse uscito troppo presto per lasciare il posto a un acerbo M'Baye, di cui ricordo poco oltre a qualche cross ciabattato. Il cross è stato l'unico problema del primo tempo: se da un lato per il giovane nigeriano (fuori ruolo) era difficile mettere palla in mezzo con il piede debole, sulla corsia di sinistra Dodò ha avuto varie occasioni per crossare di sinistro. Vederlo rientrare una, due, tre e non so quante altre volte, per poi non concludere mai nulla mi ha fatto quasi rimpiangere Nagatomo (quasi). Il mio discorso è completo se consideriamo il nostro secondo goal, avvenuto su traversone proprio del brasiliano, il quale ha stoppato e crossato di prima intenzione con il sinistro (che dovrebbe essere il suo piede, tra l'altro).
Nella ripresa, siamo calati fisicamente, lasciando campo ai partenopei, che fino a quel momento non avevano visto palla. Ma eccezion fatta per il palo di Insigne, tra l'altro in posizione sospetta, anche nel secondo tempo non abbiamo corso grandi pericoli. Evidentemente dovevamo segnare noi per loro. Vidic, con un errore che posso perdonare solo ai pulcini, accomoda di testa il pallone a Callejon, lasciato completamente libero anche in occasione del 1-2.



Il pareggio di Hernanes fa sperare che il nostro campionato sia iniziato ieri sera, ma andiamoci piano. Ieri Mazzarri, visibilmente teso e agitato (per l'occasione anche senza cravatta), ha presentato una squadra degna di questo nome, ancora un po' in crisi di identità, certo, ma che ha dimostrato di esserci. Questo sussulto sarà stato del tutto inutile se a Cesena domenica prossima non faremo vedere lo stesso spirito. Ho sempre creduto nella buona volontà del mister, che ieri era talmente "carico" da farsi espellere (trattamento che Orsato non ha riservato a Benitez), ma l'Inter non può più permettersi di sbagliare. Se tra una settimana vedrò una prestazione scialba e spenta, come non poche volte è capitato, mi rassegnerò al fatto che un altro anno è stato buttato. 
Come mi è già capitato di scrivere, la rosa non offre molte alternative, i giocatori sono questi e giocano tutti più o meno nello stesso modo. Dunque Mazzarri non può inventarsi molto, non è neanche una questione di modulo. Ciò che può fare la differenza è l'atteggiamento, oltre a una brillantezza fisica ancora da ritrovare.